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  • Età della pietra
    La presenza dell'uomo in Sardegna si può far risalire al Paleolitico, periodo al quale appartengono frammenti di calotta cranica rinvenuti nella Grotta Corbeddu, nel territorio di Oliena.
    Le testimonianze archeologiche più consistenti sono però le ceramiche e gli oggetti in ossidiana ascrivibili al Neolitico. Nel Neolitico n antico si abitava nelle grotte e si praticavano la raccolta dei frutti spontanei, la caccia e la pesca, nel Neolitico medio, le popolazioni si dedicarono all'agricoltura e alla pastorizia. Appartiene a quest'ultima fase la "Cultura di Bonuighinu", sviluppatasi nei pressi di Mara e Pozzomaggiore.
    Nel Neolitico recente si avviano rapporti commerciali con altre popolazioni del Mediterraneo e viene introdotta l'usanza di seppellire i morti nei circoli tombali e nelle grotte artificiali.

  • Età del rame
    In seguito alla scoperta dei metalli avvenuta in Oriente, l'importanza della Sardegna crebbe agli occhi dei colonizzatori perché il territorio abbondava non solo di ossidiana, ma anche di rame, piombo e argento.
    In Gallura si sviluppa la cultura di Arzachena, che si caratterizza per i circoli megalitici, o dolmen, usati per seppellirvi i morti appartenenti alle classi dominanti. Nel resto dell'isola si diffonde la Cultura di S. Michele", di cui sono testimonianza il santuario di Monte d'Accoddi vicino a Sassari e le eleganti ceramiche, di varie forme, rinvenute in diverse località.
    L'agricoltura, la pastorizia, la pesca e il commercio dell'ossidiana sono le principali attività produttive. Inizia la vita nelle capanne e ci si veste di pelli conciate o di semplici vesti di lana. I morti vengono sepolti nelle "domus de janas", tombe scavate nella roccia, come quelle della necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero.
    Altare preistorico di Monte d'Accoddi
    Edificato su una collina, era un luogo di culto pubblico. Si accedeva alla sua cima salendo su una rampa che in origine superava i 40 metri. I sacerdoti vi compivano i riti sacri compreso il sacrificio di animali. Una coppia di menhir rinvenuta vicino all'altare rappresenta le due figure divine della Dea Madre e del Dio Padre.


  • Età del bronzo
    L'età del bronzo si caratterizza per le culture "del vaso campaniforme", nome che deriva dalla particolare forma a campana rovesciata dei vasi rinvenuti, di "Abealazu-Filigosa" e di "Monte Claro", quest'ultima caratterizzata da una società di pastori e guerrieri che abitavano in villaggi di capanne rotondeggianti. In questa fase nascono i cosiddetti nuraghi a corridoio, imponenti costruzioni in pietra a secco.
    Questi pseudo nuraghi, che anticipano l'avvento dei nuraghi veri e propri, potevano essere usati come abitazioni o come luogo di sepoltura ed erano dotati di cellette laterali.
    La religione e il culto dei morti nell'età prenuragica
    I prenuragi adoravano la Dea Madre, il cui culto era nato in Oriente ma che ben presto si diffuse anche nell'area mediterranea.
    Sono state rinvenute numerose statuette che la rappresentano, tra cui la Venere di Macomer, figura femminile in basalto, espressione artistica dei neolitici della Cultura di Bonnichinu.
    La Dea madre è rappresentata anche da massi confitti nel suolo che mostrano segnate Domus de janasle bozze mammellari. Accanto ad essa era venerato anche un Dio Padre, ma in posizione subordinata, rappresentato da idoletti con attributi maschili o da teste taurine stilizzate o ancora da semplici pietre confitte nel terreno. La Dea Madre e il Dio Padre rappresentavano le divinità dei vivi e dei morti.
    Particolarmente vivo era anche il culto dei morti che, si credeva, erano destinati ad una nuova vita. Per questo venivano sepolti con cura in dimore come le grotte naturali, nei circoli megalitici o nelle domus de janas. Accanto ai loro corpi si ponevano svariati oggetti, armi, e addirittura barche, che dovevano servire al viaggio di ritorno dall'aldilà.

    Sardo
    Le leggende sull'origine della Sardegna hanno come protagonisti personaggi quali Iolao, Norace, Aristeo, Dedalo, i Troiani e Sardo. Quest'ultimo, figlio della divinità libica Maceride, pare sia giunto in Sardegna con un gruppo di uomini della sua terra che poi si integreranno con i popoli già presenti nell'isola.
    Si racconta che quando morì, Sardo fu accolto tra le divinità e l'isola assunse il nome di Sardegna in suo onore. Sardo verrà poi adorato dai Sardo-Punici col nome di Sardus Pater.
     

  • Età nuragica
    Nuragico antico, medio e recente
    Nuraghe
    Cronologicamente si fa risalire l'inizio della civiltà nuragica al 1500 a.C. circa. A questa fase appartiene la "Cultura di Bonnanaro", che vede il passaggio progressivo dal modello di società pacifica dedita all'agricoltura ad una società di pastori-guerrieri.
    L'aumentare della diffidenza nei confronti degli estranei ha come conseguenza la costruzione di strutture fortificate e delle prime torri nuragiche, con la copertura a tholos.
    Tra il 900 e il 500 a.C. si passa al nuraghe medio, durante il quale le genti vivono sempre più nei villaggi organizzati anche dal punto di vista politico-militare, vengono edificati i pozzi sacri per il culto delle acque e si costruiscono le tombe dei giganti.




    Il culto delle acque
    Il culto dell'acqua, connesso a quello della Dea Madre, è strettamente legato al tipo di economia prevalentemente agro-pastorale dei nuragici. Dalla presenza dell'acqua dipendevano infatti le sorti dell'agricoltura e del bestiame e, di conseguenza, la stessa sopravvivenza dei nuragici.
    Per questo furono costruiti i templi a pozzo, che raccoglievano le acque sorgive, e dove i fedeli deponevano offerte per propiziare le divinità. Alle acque venivano attribuite anche proprietà terapeutiche  e divinatorie, come quella di svelare l'eventuale innocenza di chi era stato accusato di un reato. Tra i più elaborati pozzi sacri abbiamo quello di Santa Cristina a Paulilatino, di Santa Vittoria a Serri e quello di Su Tempiesu ad Orune.

    Tombe dei giganti
    Tomba dei giganti
    Monumenti sepolcrali collettivi, le tombe dei giganti erano formate da lastroni infissi verticalmente nel terreno e ricoperti da altri posti di piatto da formare la cassa mortuaria. Nella parte anteriore stava un'esedra, cioè un emiciclo. A congiunzione tra la cassa e l'esedra veniva eretta di solito una stele, alla base della quale un portello metteva in comunicazione l'esedra alla cassa. Lo schema di queste tombe riporta in forma stilizzata la sacra protome bovina.


    Tomba dei gigantiTomba dei giganti








     




    * In fase di ultimazione Dicembre 2012.
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